Dal Corriere della Sera, 1/3/2009:
Cortina Patto tra Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine
La sfida delle vette : «Le Dolomiti saranno protette dall’Unesco»
Mobilitate 5 province, verdetto a giugno
DAL NOSTRO INVIATO
CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) — Se ne parla dagli anni ’90, ma questa dovrebbe essere la volta buona: le Dolomiti stanno per entrare nel gotha dei patrimoni mondiali, firmati Unesco. La decisione finale verrà presa dalla Commissione ad hoc, in giugno, a Siviglia. Ma gli ispettori Iucn (International Union for Conservation of Nature) hanno già valutato positivamente la candidatura, che, apportati i correttivi richiesti (9 siti di eccezionale bellezza naturale ed eccezionale valore geomorfologico, rispetto ai 13 presentati in precedenza), risponde finalmente ai criteri indicati. Dunque, nelle valli alpine del Nordest c’è ottimismo. Fatto sta che, ieri, a Cortina — la località più famosa delle Dolomiti — si sono riuniti i rappresentanti delle cinque province interessate (Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine) per fare il punto sull’iter della candidatura, e sulla gestione del «valore aggiunto» che otterrebbe il territorio attraverso il marchio di Patrimonio naturale dell’umanità.
«Le statistiche dicono che i siti Unesco portano automaticamente il 30 per cento di turismo in più», avverte Sergio Reolon, presidente della Provincia di Belluno, che ha assunto il ruolo di coordinamento. Questo è il punto più delicato. Dai discorsi pronunciati in pubblico, nell’Alexander Girardi Hall, gremita, la questione business come opportunità/rischio viene trattata con accenti diversi. Tuttavia, bisognerà arrivare al traguardo per verificare se le nobili intenzioni (crescita culturale, tutela dell’ambiente, turismo compatibile), l’annunciata green economy del futuro, reggeranno alla prova della realtà. Se la politica del «blocco delle seconde case» sbandierata come fiore all’occhiello del Trentino dall’assessore al Paesaggio, Mauro Gilmozzi, sarà motivo d’ispirazione per l’area dolomitica doc. Del resto, gli ambientalisti, guidati da Mountain Wilderness (la prima associazione che propose la candidatura Unesco), sono in stato d’allerta.
Il portavoce Luigi Casanova avrebbe preferito per le Dolomiti il riconoscimento «culturale», invece che «ambientale». «Diversamente — spiega — vengono salvaguardate le cime, ma i vincoli non toccano le vallate e i paesi nel loro contesto storico-sociale». Per inciso, se la pratica si concluderà positivamente, quello dolomitico, dopo le Eolie, sarebbe il secondo sito italiano Unesco con l’imprimatur per le bellezze della natura. Mentre, alla voce cultura, il nostro Paese annovera 44 siti. Ai timori di Mountain Wilderness risponde il Cai, per bocca del presidente Annibale Salsa: «Il problema non è il no ma il come — dice —. La natura da sempre è addomesticata; occorre individuare il limite da non valicare». Dal fronte del pragmatismo spinto, invece, c’è chi teme che il marchio Unesco freni lo sviluppo. Su tutto, domina l’orgoglio ritrovato dell’unità di intenti di 5 province diverse (si pensi all’invidiata autonomia speciale del Trentino Alto Adige), che sperimentano un metodo condiviso. E il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, fuori dal convegno ripropone il tema della tangenziale che aveva acceso gli animi di ampezzani e villeggianti: accantonato il vecchio progetto, se ne attende uno nuovo dall’Anas, a basso impatto ambientale.
Marisa Fumagalli
Dal Trentino, 1/3/2009
A Cortina presentata ieri la piattaforma alpina per valorizzare la specificità delle Terre alte
Prove di «Regione Dolomitica»
Summit in tono minore: assenti Dellai e Durnwalder
«Dovrà servire ad aiutare la popolazione»
FRANCESCO DAL MAS
CORTINA. Una Regione Dolomitica per gestire il “Patrimonio dell’umanità” presto riconosciuto dall’Unesco. Ieri il varo della «piattaforma alpina». Primo passo di «Una Regione che sulla base delle esperienze già fatte dalle Province di Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine – ha detto il presidente della Provincia di Belluno Reolon – è pronta a decollare».
Reolon ha parlato di una regione non istituzionalizzata capace di armonizzare le politiche e l’azione amministrativa delle diverse comunità per la gestione coordinata dello sviluppo. Da qui la “piattaforma alpina” varata ieri a Cortina che ha come primo obiettivo la Regione Dolomitica, quindi con un di più di autonomia e di valorizzazione delle specificità. Obiettivo da conquistare, giorno dopo giorno, senza attendersi nulla (o ben poco) dall’alto. Chi, dunque, aveva immaginato l’appuntamento all’Alexander Girardi Hall come un momento di festa per lanciare la candidatura delle Dolomiti a Patrimonio dell’Umanità, con tanto di passerella, ha dovuto ricredersi, ha dovuto risvegliarsi dal letargo in cui stava sprofondando.
Il sindaco di Cortina, per primo, Andrea Franceschi, ha cominciato a porre l’istanza di una maggiore autonomia. Il presidente Reolon, per ultimo, ha raccolto questo testimone e l’ha rilanciato. Con un affondo di Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, che incurante di ogni diplomazia ha parlato dei ladini di cui nessuno aveva parlato ed ha aggiunto che è intorno a questa presenza, diffusa ai piedi di tutte le Dolomiti, che va riscoperta e consolidata l’anima di questa nuova regione.
Anche lui, presidente leghista, è dunque d’accordo.
Appunta Reolon: «Il cammino della riforma federale è appena iniziato, durerà a lungo e ci sarà tutto il tempo per istituzionalizzarci». Musica alle orecchie di Gigi Casanova, ambientalista tutto d’un pezzo, che già dalla fine degli anni ‘90 poneva questa prospettiva. E per chi ritiene che la protezione dell’Unesco sia solo simbolica, vale quest’affermazione di Irma Vissali, assessore bellunese, che ha introdotto l’affollato incontro di Cortina: «Il primo obiettivo che ci poniamo è di aiutare le popolazioni ad utilizzare questo bene, secondo il significato vero dell’autonomia». Il riconoscimento dell’Unesco, insomma, non come qualcosa di più ma come uno strumento perché gli abitanti delle Terre Alte si consolidino nella loro identità e, quindi, nella loro autonomia, e forti di queste radici si aprano a nuove relazioni.
La preoccupazione di Reolon, invece, è che i ladini restino ancorati eccessivamente alla conservazione di quanto di meglio (ma anche di meno positivo) hanno. Peccato che ad ascoltare queste istanze non ci fossero né Luis Durnwalder, governatore di Bolzano, né Lorenzo Dellai, governatore di Trento; i due hanno inviato i rispettivi assessori, Leitner e Gilmozzi. Mancava pure un qualsiasi rappresentante della Provincia di Pordenone. Non mancavano, invece, Giovanni Pugliesi, della commissione italiana per la candidatura dell’Unesco, Annibale Salsa, presidente del Cai, Cesare Micheletti, consulente scientifico. Tutti a condividere con il presidente Sergio Reolon che l’autonomia della montagna deve significare di fatto la rinuncia alla subalternità rispetto ai modelli esterni a quest’area, nei cui confronti ci si leva spesso il capello.
Che cosa possono insegnare quanti stanno in una dimensione orizzontale a coloro che vivono ed operano “in pendenza”? Poco per non dire niente. E così si spiega anche la necessità, anzi l’urgenza di un autogoverno. Senza aspettare, come si diceva, che qualcuno lo conceda, ma conquistandolo, problema per problema. Fontanini piuttosto che Gilmozzi provano ad indicare i temi: l’acqua, l’energia, le fonti rinnovabili, la mobilità. Passando intanto – come ancora suggerisce il presidente di Udine – alla defiscalizzazione della benzina e del gasolio.